Thanks for visiting my blog! The thoughts & ideas expressed herein aremy own unless stated otherwise. Please do not duplicate or distributeany images or written content without my prior consent. ~ Bernardo
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BERNARDO BRUNO

THE GARAGE GALLERY STUDIO DI ARCHITETTURA -DESIGN laboratorio di arte contemporanea consulenze e servizi Palazzo San Gervasio (PZ)

sabato, luglio 19, 2008




Note critiche: Mirella Casamassima, Rino Cardone, Annamaria Monteverdi, Piero Ragone


Recensioni sono apparse su:

La Repubblica, La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Quotidiano di Basilicata, Mondo Basilicata




RECENSIONI CRITICHE


MIRELLA CASAMASSIMA, ANNAMARIA MONTEVERDI, RINO CARDONE, PIERO RAGONE.



BERNY, navigatore-architetto intimista


Fermenti d’arte contemporanea anche a Palazzo S. Gervasio


Nel variegato panorama artistico lucano abbiamo fatto un incontro singolare: un autore poliedrico, imprevedibile, dalle tante passioni, continuamente alle prese con stimoli e modalità proprie della contemporaneità. E’ Bernardo Bruno, un artista-architetto di Palazzo S. Gervasio, spesso in viaggio per l’Inghilterra, dove ha vissuto per qualche anno, lavorando da assistente, in quattro diversi studi di architettura tra Winchester, Southampton e Romsey. Lo abbiamo scoperto quale partecipante ad una rassegna di arte all’aperto, organizzata a Possidente dal locale circolo “Il Carpine”. E dai pochi pannelli esposti, la sua maniera inconsueta di praticare la pittura è stata subito evidente. Non tanto per gli smalti e gli oli utilizzati su truciolato e supporti telati, ma soprattutto per i soggetti, tanto semplici ed elementari, quanto complessi ed intricati. Tra un viso innocente di un bambino con cuffia e un caos di segni di una tavola astratta il nesso non è parso così esplicito. Con questa curiosità, alimentata dai lampi dei suoi occhi vispi e intelligenti che accompagnavano un inizio di conversazione, ci ha aperto il suo scrigno.

Bernardo Bruno è un artista a tutto campo, un po’ stravagante, un po’ a disagio, come tutti gli spiriti irriducibili e sensibili. I suoi filoni espressivi guardano in diverse direzioni e si avvalgono di idee e materiali propri del disegno e della grafica, della pittura e dell’installazione, senza escludere il video. Una sorta di pelle, di abito che lui indossa indifferentemente e alternativamente per tutta una serie di viaggi e progetti che si sviluppano e si intersecano istintivamente, infrangendo schemi e logiche. Accesi, eventualmente, da un nome, un ricordo, un frammento, a disposizione per un salto, una connessione ipertestuale, un link come quelli di internet. Al centro dei suoi interessi ci sono i luoghi e il territorio, ma anche la gente e la persona. Le sue esperienze professionali, le conoscenze tecniche, la formazione accademica si sovrappongono alla propria storia, al vissuto, alla sua fremente natura. Da qui nasce un’opportunità comunicativa che recupera la memoria, l’identità infantile, l’immaginario e lo miscela con le suggestioni ambientali; lo proietta nei contesti urbani, sociali, affettivi. Questa commistione ha generato Berny Navigator (un fantastico Bernardo viaggiatore) che si muove in “nuovi territori”, non solo geografici, fisici, ma “mentali” e nuronici. Fino alla prefigurazione, spesso illustrata, di un vero “mondo” che materializza il Berny-pensiero. La strada percorsa da Bruno il laureando, residente tra la Murgia e l’Alto Bradano, studioso della storia urbanistica di Lavello, poi diplomato a Napoli ed emigrato a Londra, è già lunga e tortuosa. Ha incontrato il fuoco del Vulture e del Vesuvio, in attesa di raggiungere un vulcano giapponese. Ha seguito i movimenti dell’acqua di Napoli, Bari, Torino, Londra, Bath, Barcellona, Cadice e Siviglia. Ha conosciuto i legami di terra tra Granada, Malaga, Matera, Venosa, Lavello e Palazzo S. Gervasio. Tutte tessere del mosaico di un vissuto che vanno ad incastrarsi con programmi e aspettative, a volte solo immaginati, come tappe di un “percorso intimistico” in progress. Nulla di definitivo, quindi. Solo appunti, note, immagini, che dal 1989 si vanno allineando nelle esposizioni personali e collettive tenute a S. Arcangelo, a Oriolo, Tramutola, Venosa, Napoli, Melfi, Bari, Gran Bretagna, Verbania, Marsico Nuovo, Rionero, oltre che a Palazzo. Il progetto di navigazione concepito negli anni’90, sulla spinta dialettica città-campagna, ha assunto nuovo carattere e vigore con le passioni per il cinema di Wim Wenders e Peter Greenway, con le visioni dei video di Bill Viola, con le simpatie per il “bad painting”, l’espressionismo astratto, la New Pop Generation nipponica.

Bernardo Bruno, quarantenne - con la sua idea di arte “come gioco, piacere, racconto…come antitesi ad una società divenuta moralmente svagata e spezzettata; una società frantumata nella quale raramente ben ci si intende… per indifferenza ed assenteismo” - continua a documentare e ad esprimersi, a denunciare e a stupire. Tuttavia, è cosciente del lavoro complesso e misterioso che accompagna la sua ricerca. Conosce i dubbi e i limiti, ma anche la forza e il potenziale, di quel mondo parallelo, ibrido e senza eguali, fatto di idee che diventano, di volta in volta, immagini elettoniche, strisce di fumetto, personaggi o scenari dalle trame intriganti e iperveloci. Un mondo in bilico, inquietante, in osservazione da anni, in attesa di capire quale posto ha riservato ai sentimenti.

Per colmare il buco regionale di spazi, soprattutto privati, destinati “”all’osservazione e alla comprensione…di questo mondo ermetico..” , (quello dell’arte contemporanea), Bernardo Bruno si è dovuto inventare una sua “Garage Gallery”. L’ha inaugurata nel 2003 in rione Boreale, 14 a Palazzo, per concretizzare un luogo, uno spazio-laboratorio da destinare alla realizzazione di opere contemporanee, non solo sue. Con lo spirito giocoso e autoironico che lo contraddistingue, Berny ha progettato filmati, mostre, installazioni, (tra le altre “Ridotto trittico di mare”, “Natalità elettronica”, “Lo sguardo infranto del video”) che ha portato in giro e che gli sono valsi apprezzamenti e interesse della critica. Un campo di indagine che costa fatica, il suo e di non facile circuitazione a livello regionale. In attesa che qualcosa si muova, che altri suoi colleghi lucani facciano sentire la propria voce, Bernardo, a scanso di equivoci, ha preferito “isolare” il suo doppio, aprendo uno studio di architettura e progettazione in corso Manfredi, 86. Chissà come farà a “dominare” la sua “estrosa visione” davanti a piante e prospetti?.

Piero Ragone dic. 2004




BERNYNAVIGATOR VOYAGE


Da Palazzo San Gervasio , una città lucana cara alla Wertmuller dei “Basilischi”, Bernardo , alias Bernynavigator, intraprende il suo viaggio, prima, verso Napoli facoltà di Architettura, poi Londra, sognando, ora, Tokyo I hope to go to Tokyo...

Bernynavigator, architetto-artista, e il viaggio: immaginario, tema metaforico del mondo immaginario, tema esplorativo dell’inconscio, da “Le bateau ivre” di Rimbaud all’ ” On the road “ di Kerouac.

Bernardo viviseziona la planimetria di Londra e ne percorre la city e la zona est, lungo il Tamigi, si ferma e disegna, quartieri, angoli, squarci, visti dall’alto, appiattiti sulla bidimensionalità del foglio. Ne nascono frammenti, reti di segni, mappe e labirinti...la perdita dell’io, la calata nel mare dell’oggettività indifferenziata...il punto di vista è quello del magma ...(I.Calvino), smarrimento, naufragio, magma.

Da questa condizione labirintica emergono i “mostri”, i personaggi fantastici di bernardo, ricordandoil Paris-circus di Dubuffet.

La scrittura trasforma i luoghi in occhi, volti, attori visionari dell’immaginazione; le strade, le piazze empaticamente assumono i nomi del proprio vissuto, Yuki house, yuki bridge, Happy estate..., e dovunque traspare il sogno di Bernynavigator: prossima tappa organismo Giappone-Tokyo.

La mappa diventa così catalogo o enciclopedia del possibile, tentativo di liberarsi dal groviglio dei fatti e luoghi subiti passivament, contrapponendo loro la costruzione di un groviglio conoscitivo in cui il topos non è solo quello geografico, ma soprattutto quello del proprio io.

Lo sguardo, il punto di vista azimutale è determinante:..noi guardiamo il mondo precipitando dalla tromba delle scale..(I.Calvino) ovvero l’immersione nel caos, l’organico, ridisegnando così la geografia mentale dell’io, asimmetrica, labirintica, organica, silicea e leggera.

Dal “Bernynavigator voyage”, allora, emerge una vocazione cartografica e topologica che obbedisce, però, a due tipo di conoscenza: questa che si muove in uno spazio gremito di organismi, fantastico e speculare dell’ incoscio; l’altra, la scrittura fotografica di Bernardo, che si muove nello spazio mentale di una razionalità scorporata e fatta di linee e geometrie architettoniche.

Le fotografie dei luoghi londinesi, i ponti, edifici periferici, metro, stazioni, indagano la nuova architettura inglese, dei five architects: Terry Farrel, Nicholas Grimshaw, Sir Norman Foster, Sir Michael Hopkins e Lord Richard Rogers. Qui si possono tracciare linee che congiungono punti, proiezioni, forme astratte, vettori di forze; si fa ordine al caos. Un atlante mentale guidato da una volontà costruttiva.

Ma ambedue gli atlanti coesistono, le mappe dialogano, la città-frammento avvolge il pubblico...buon viaggio.

MIRELLA CASAMASSIMA 15-02-03




TRANSITI (QUANDO IL VIDEO SI FA ZEN)


La visione non è più la possibilità di vedere

ma l’impossibilità di vedere”.

Gary Hill


Ridotto: agg., p. Passato di ridurre, dal latino reductus, condotto in una determinata condizione, diversa da quella di prima.

Riduzione: dal latino reductio, l’azione, l’operazione di ricondurre, di ricollegare o far tornare al luogo o al posto proprio normale.


La peculiarità dell’opera video “Ridotto trittico di mare” sta nella sua totale appartenenza alla categoria del visuale: di più, all’ordine del sentire-percepire; il video, come fosse una disciplina biologica, si genera dall’esplorazione interstiziale degli oggetti di natura, dall’indagine fenomenologica dei processi naturali: l’occhio del video si ferma 8in movimento) a cogliere una traccia di vita, ad esplorare l’invisibile processo di trasformazione in cui gli oggetti si modificano non percepiti, ad ogni istante ( il loro divenire forma visibile-il loro trasformarsi in forme di senso).

E’ lo sguardo a riconoscere una forma levigata dal mare, restituita alla riva a cui è stato portato via-esattamente come accade nel video-tutto ciò che è superfluo, ridotto, appunto, all’essenziale, alla sola evidenza di vita.

L’esperienza della visione è vissuta attraverso minimali percorsi percettivi di grane e filigrane visive e semplici tessiture sonore aventi capacità di riverbero all’infinito; ascoltare quelle minime variazioni per un tempo prolungato ci trasporta in uno stato meditativo, ci guida verso inediti percorsi del sentire, una volta abbandonato il sentiero delle sensazioni guidate.

Le forme della natura, dapprima appena percepibili, poi riconosciute come familiari, vengono esaltate dalla lunghezza della ripresa, nel fermo immagine del frammento e nello stesso tempo costrette in un contesto di scatole multiple e concentriche, scomposte in schermi e specchi.

Bruno dipinge con la luce, le onde (ma quali, quelle elettromagnetiche, quelle sonore, o quelle di natura ?) sono spruzzi di vernice industriale, sgocciolature vigorose, colate di colore a cui è stato aggiunto un ritmo: lo strobe, infatti, è il loro respiro. Il video è un collage di singoli pannelli pittorici, un amalgama di effetti di ombre e chiazze luminose. Il punto su cui si poggia il pennello (elettronico) si fa pixel, geometria di luce e colori di una pittura analogico-divisionista che indaga i campi del vedere (una forma) e dello scomporre (ridurre, ancora).

L’immagine e i suoi numerosi doppi (elettronici) sono messi in cornici progressive di cui i monitor diventano stroboscopici punti di fuga all’infinito; lo schermo è esplosione di luce, luogo di stuccature e tela ingombra di impasti e intarsi artificiali; mentre il tempo (dell’evento e della visione) è dilatazione di durata che rompe ogni attesa del senso.

Tutto transita e scorre dinanzi allo sguardo senza lasciar traccia o residuo di sè se non come fragile memoriavisiva: un punto luce nero-video.

ANNAMARIA MONTEVERDI 16-10-97




Si colgono gli echi dell’action painting e dell’art brut nella pittura di Bernardo Bruno. Egli ha un approccio totale con l’arte: non mediato dalla tecnica, ma altamente partecipato. E’ convinto insomma di quel che fa e perchè lo fa. Il suo ruolo non è improvvisato. Quando oltre un anno fa volle farmi vedere i suoi lavori notai in lui una vitalità estrema.

Una sensazione che confermo a distanza di tempo rafforzata dalla consapevolezza che la sua ricerca progettuale darà prima o poi i suoi frutti. Si tratta di attendere. Possiamo sperare. Dietro quel suo segno nervoso, quella pittura luministicamente dissonante, si nasconde un artista volitivo e romantico.

La sua forza sta in quella congerie di segni, in quel linguaggio convulso e espressivo attraverso cui lancia i suoi messaggi creativi. Ci dice così di un mondo carico di contraddizioni e dove pur tuttavia c’è spazio per le “visioni interiori” dell’uomo.

Il futuro artistico di bernardo bruno si gioca su una serie di scelte. Fatta salva la presente nerbosità polisemica, egli dovrà decidere tra le numerose opzioni di colore quale fa più al caso suo: privilegiando ai toni solari le tinte brumose e evanescenti che meglio si addicono alla sua natura metropolitana. In ogni caso non dovrà mai cadere il livello segnico attuale. All’artista sarà solo consentito eventualmente di diradarlo dentro partiture cromatiche improntate sulla simmetria dei piani e su una serie di provocatorie dissimetrie prospettiche. Una linea di tendenza che per la verità già segue. Si tratta solo di far crescere la qualità dell’esecuzione che quando sarà al passo con la tensione ideativo-progettuale ci mostrerà un artista più maturo e consapevole. E’ inoltre ammirevole il suo interesse per le “istallazioni” che gli consentono diversi generi di “contaminazione” espressiva. Niente di meglio per chi come lui ama il trasgressivo e l’illusorio.

RINO CARDONE 20-6-95




Si potrebbe iniziare con una sentenza di Gide: “Non vi sono problemi di cui l’opera d’arte non sia una soluzione sufficiente”. Questo, se non altro, dovrebbe almeno indurci a riflettere sui pericoli insiti in ogni esegesi, allorché ci si impunti su posizioni manichee, più o meno palesate, soprattutto nella definizione di ciò che si può e ciò che non si può fare, ovvero (che è lo stesso), su ciò che è o non è lecito in arte. E non è chi non veda come, in realtà, già le neo-avanguardie abbiano chiarito i termini del problema attuando, nella prassi, l’opposto esatto di ogni pregiudiziale e preclusione teorica, avvalendosi di tutti i gradi di libertà che l’iterazione tra tecniche e tecnologie consentiva.

La contaminazione del pensiero è dell’uomo, ma quando essa assurge a consapevolezza critica, a deliberata confutazione e ri-costruzione ciclica diventa “ethos” metodologico della ricerca. Questo genere di aperta disponibilità è, per B. Bruno, fine e mezzo di tutto l’iter creativo.

Uno sguardo, anche sommario, alla copiosa produzione dell’artista dà subito il senso dell’ ”animus” onnivoro che l’alimenta e che s’invera negli accesi ritmi dei toni e delle forme, nei pieni e nei vuoti “prospettici” con cui Bruno tratta il piano disponibile della tela.

Disponibile appunto, non limitativo delle valenze semantiche d’una figurazione non euclidea che si avvale della materia pittorica e del segno come di “medium” in grado di rendere le sottili vibrazioni d’una non comune sensibilità.

Il “corpus” dell’opera così dispiegato, sembra l’effemeride di una intera esistenza di cui si è data e si dà puntuale e fulgida testimonianza.

La materia come “medium” dicevamo. Essa, in Bruno, è presente, per così dire, in sordina: non ha spessore nè peso (eccetto pochi casi), c’è solo l’indispensabile, il pigmento, la patina: fraseggio parco, quasi subliminale.

Va da sè che resti il “segno” (quasi simulacro), traccia “soft”, “parola” discreta.

E’ tutta quì la peculiarità: persa la gravità tutto si fa indizio, possibilità, potenzialità, intrigante e fabulosa levità. Le “parole” di Bruno perciò non danno sillogismi nè escatologie: c’è solo il discorso in sè che si svela ma non rivela, che dice ma non predice (e chi non condividerebbe, oggi, il “Non chiederci la parola...di montaltiana memoria?).

Questo procedere, per dir così, in punta di piedi è testimoniato anche da una spiccata predilezione per certo grafismo nervoso, veloce, minuzioso, intricato ma sempre deciso e preciso, che però non giunge mai ad irrigimentarsi o a reiterarsi; piuttosto scorre e s’attorciglia, quasi a voler registrare il “qui-ora” d’un continuo esistenziale (e qui il riferimento è alla pittura d’azione).

Si potrebbe chiudere, per simmetria, con B. Pascal: “Il cuore (l’arte?), ha le sue ragioni, che la ragione non comprende affatto...”

La narrazione serrata, senza stasi o tautologie che, sin dagli esordi, Bruno conduce alacremente, è per noi oggi come l’epifania d’un avventura umana che ci emoziona sempre, ad ogni traccia di colore.

Alfonso Brenna




ARTICOLI


Un blog contro il silenzio”- Armando Lostaglio 17-01-07 La Nuova

Berny-navigatore Architetto intimista”-mondo Basilicata

La sintesi di Bruno”-Michele Chisena- Il Quotidiano della Basilicata

Bernardo Bruno e la sua Garage Gallery”- Michele Chisena-Mercoledì 15-01-03 Il Quotidiano della Basilicata

A Palazzo in onda The Garage Gallery”- Celeste Corrado- Martedì 7-01-03 La Gazzetta del Mezzogiorno

In viaggio tra le città di carta con Bruno, il Bernynavigator” -Maria Paola Porcelli- 28-02-03 La Gazzetta del Mezzogiorno

La Londra di Bruno”- Venerdì 28-02-03 La Repubblica

S.Antonio a Palazzo e Muro” –Venerdi’ 13-06-03 La Gazzetta del Mezzogiorno

Un video per rivivere la natività”- 22-12-03 Il Quotidiano della Basilicata

Natività elettronica. La videoart reinventa Betlemme”- 26-12-03 La Gazzetta del Mezzogiorno



venerdì, luglio 18, 2008

Visionary city


Visionary city , inserito originariamente da bernardo bruno.

lunedì, luglio 07, 2008

in blù il vulture


mercoledì, giugno 18, 2008

Hei Nik!


domenica, giugno 08, 2008

Scorre a Fiumi l'Aglianico


Scorre a Fiumi l'Aglianico, inserito originariamente da bernardo bruno.

martedì, giugno 03, 2008

opificio-Venosa2


opificio-Venosa2, inserito originariamente da bernardo bruno.

Stanbridge Earls School


Stanbridge Earls School, inserito originariamente da bernardo bruno.

espositore LUCANMAFIA


espositore LUCANMAFIA, inserito originariamente da bernardo bruno.

Blood system


Blood system, inserito originariamente da bernardo bruno.

Block of flat+art gallery.t


Block of flat+art gallery.t, inserito originariamente da bernardo bruno.

Bernardo anni '80


Bernardo anni '80, inserito originariamente da bernardo bruno.

monticuli work in progress


monticuli work in progress, inserito originariamente da bernardo bruno.

mercoledì, maggio 28, 2008

portale con fregi SS. Trinità Venosa


4 foto


POLKIOR MONOLOGUE

Polkior è la metafora di tanti nessuno che sognano di diventare qualcuno.

Una performance tenuta da un unico attore. Il set è costituito da un grande contenitore di forma scatolare. Polkior mostra al pubblico ciò che ha visto ed esce di scena per andare fra il pubblico. A volte rientra per mettere in funzione un altro monitor a volte si siede sul tavolato di legno . L’istallazione contiene 2 grandi schermi ed un collage . Il racconto si svolge fra luoghi fisici e mentali. Polkior è un sognatore, ma ci sono tanti Polkior che come nomadi vagano per il pianeta in cerca di qualcosa. In fondo il mio Polkior cerca risposte essenziali , il suo sguardo si posa su di un piccolo pezzo di ruggine sul moto ondoso del mare con l’immagine stampigliata di Charles Chaplin. Le sue riflessioni sono la metafora dello smarrimento e del bisogno di certezze dell’uomo d’oggi. Il video racconterà ciò attraverso il suo sguardo obliquo.
Il suo narrare attraverso le immagini è anche una riflessione sull’arte e sull’influenza che questa produce sulla psiche.

bernardo BRUNO

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